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15 Agosto in India: chi festeggia e chi si preoccupa ancora

Venerdì 15 agosto anche in India si festeggiava, ma la Festa dell’Indipendenza. Un momento che dovrebbe essere di gioia, orgoglio e unità nazionale.

Eppure, per molti dei nostri centri e per le comunità cattoliche, è stata un’altra giornata vissuta con paura e preoccupazione.

Un passo indietro: la storia dell’Indipendenza dell’India

Il 15 agosto 1947 l’India conquistò finalmente la sua indipendenza dal dominio coloniale britannico, dopo quasi due secoli di oppressione. Fu un percorso lungo e faticoso, fatto di lotte, proteste non violente e sacrifici.

Il leader Mahatma Gandhi guidò milioni di indiani con la sua filosofia della non-violenza (ahimsa), mostrando al mondo che un popolo poteva ottenere libertà e dignità senza armi, ma con la forza della verità e della resistenza pacifica.

L’Indipendenza fu un traguardo storico, ma anche un momento doloroso: la nascita dell’India portò con sé la partizione del Paese e la creazione del Pakistan, con migrazioni di massa, violenze e divisioni religiose che ancora oggi segnano la società indiana.

Un altro giorno di preoccupazione

Negli ultimi mesi, il clima si è fatto sempre più difficile. Con il partito BJP al governo, la libertà religiosa sta subendo una pressione crescente.

Essere cristiani oggi in India, per tanti, significa vivere con il timore di essere perseguitati.

Paura quotidiana: ispezioni, accuse e arresti

Poche settimane fa, due suore (non del nostro Progetto) sono state arrestate con accuse pretestuose. Non sono casi isolati: in molti stati, le autorità locali effettuano ispezioni a sorpresa nei centri cattolici, anche più volte al mese.

Gli induisti più radicali temono che l’attività delle missioni abbia come obiettivo la “conversione” e, per questo, mettono in atto controlli e pongono ostacoli continui.

Questo clima di sospetto rende difficilissimo svolgere il loro lavoro quotidiano: gestire scuole, orfanotrofi, ostelli e centri educativi diventa una sfida costante.

Centri che resistono… e centri che chiudono

I nostri centri in India stanno resistendo con i denti, portando avanti la missione educativa e di sostegno nonostante mille preoccupazioni.

Purtroppo, tanti centri come i nostri sono stati costretti a chiudere perché le istituzioni hanno trovato qualche cavillo per obbligare alla chiusura o perché la pressione è troppo alta, i rischi troppo grandi e i fondi sempre più difficili da reperire in questo contesto ostile.

Perché non possiamo fermarci

La missione non è mai stata “convertire”, ma educare, accogliere, sostenere.

Ogni bambino che entra in un nostro centro riceve istruzione, cibo, cure e un luogo sicuro dove crescere, indipendentemente dalla sua religione o provenienza.

È chiaro che l’istruzione che viene data è cattolica, non vogliamo mentire su questo, ma è lasciata totale libertà nel seguire e praticare la propria religione.

Come puoi aiutarci

In questo momento, più che mai, i nostri centri hanno bisogno di sostegno.

I sostegni a distanza sono il pilastro del nostro aiuto nei loro confronti. Sono un sostegno fondamentale ai bambini e ai centri stessi.

Con le donazioni generiche possiamo invece sostenere richieste dirette dei centri come abbiamo fatto più volte.

Anche un piccolo contributo può fare una grande differenza, soprattutto in un momento come questo.

Non lasciamo che la paura vinca.