Cosa hanno in comune Angola, India e Brasile?
Sono tre Paesi molto diversi per storia, lingue, tradizioni e abitudini. Eppure, per il Faggio Vallombrosano, hanno una cosa importante in comune: sono luoghi in cui collaboriamo con realtà educative che ogni giorno lavorano per offrire opportunità ai bambini e ai ragazzi.
Nel corso degli anni, e soprattutto grazie ai nostri viaggi di monitoraggio, abbiamo imparato che le differenze tra questi Paesi non si incontrano soltanto a tavola o per strada.
Si ritrovano anche nel modo di comunicare, di accogliere gli ospiti, di organizzare la scuola e di costruire rapporti di fiducia.
E alcune di queste differenze hanno cambiato anche il nostro modo di lavorare.
Lo stesso sostegno, realtà molto diverse
Prima di tutto, è importante chiarire un aspetto del nostro lavoro. Il Faggio Vallombrosano non gestisce direttamente scuole, doposcuola o strutture di accoglienza nei Paesi in cui opera.
Collaboriamo con centri già esistenti, che conoscono il territorio e organizzano autonomamente le proprie attività educative.
Il nostro ruolo è principalmente quello di offrire un sostegno economico, mantenere un rapporto costante con le responsabili, verificare come procedono le attività e valutare eventuali ulteriori necessità.
Questo significa anche confrontarci con organizzazioni e persone che hanno abitudini, metodi di lavoro e modalità di comunicazione differenti.
Ed è proprio da qui che vogliamo partire.
Una domanda, risposte completamente diverse
Una delle differenze più curiose che abbiamo notato riguarda il modo in cui comunichiamo con le responsabili dei centri.
Quando scriviamo alle nostre referenti in India, spesso riceviamo risposte molto sintetiche.
Facciamo una domanda, riceviamo l’informazione richiesta. A volte dobbiamo fare una seconda domanda per ottenere qualche dettaglio in più.
Con alcune delle nostre referenti in Brasile, invece, succede quasi il contrario.
Una domanda apparentemente semplice può diventare l’occasione per un racconto molto più lungo, ricco di spiegazioni, dettagli e aggiornamenti.
Sono due esperienze che abbiamo imparato a conoscere nel tempo.
Non significa che tutte le persone in India o in Brasile comunichino allo stesso modo. Parliamo delle relazioni che abbiamo costruito con le nostre collaboratrici e delle differenze che abbiamo riscontrato nel lavoro quotidiano.
Conoscere personalmente le responsabili durante i viaggi di monitoraggio ci ha aiutato moltissimo anche in questo.
Un messaggio breve, per esempio, può sembrare distaccato quando non conosci chi lo scrive. Ma dopo aver incontrato quella persona, averci parlato e aver visto come lavora, è più facile interpretarne correttamente il modo di comunicare.
E si impara anche a fare domande diverse, quando serve.
Quando non parliamo la stessa lingua
Un altro aspetto che cambia moltissimo da un Paese all’altro è la lingua.
In Brasile, dove si parla portoghese, per noi è stato relativamente semplice comunicare direttamente con i bambini, le famiglie e le responsabili.
Anche in Angola il portoghese è la lingua ufficiale, ma questo non significa che sia parlato da tutti nello stesso modo.
Durante alcune visite abbiamo incontrato famiglie in cui qualcuno parlava soltanto una lingua locale. In quelle situazioni, per capirci, abbiamo avuto bisogno dell’aiuto di altre persone.
In India, invece, la comunicazione diretta con i bambini e le loro famiglie è stata molto più complicata.
I bambini e le loro famiglie, infatti, parlavano lingue che noi non conoscevamo e non comprendevano le nostre. Questo rendeva difficile anche uno scambio molto semplice: fare una domanda, chiedere un nome, capire una risposta.
C’è stata però un’eccezione interessante: Thorrur.
Nell’ostello le ragazze provengono da contesti linguistici differenti dalle responsabili e spesso anche tra di loro, per questo utilizzano l’inglese come lingua comune. Questo ci ha permesso di comunicare direttamente con loro, fare domande e ascoltare le loro risposte senza dover ricorrere continuamente a una traduzione.
È un esempio concreto di quanto possano cambiare le esperienze anche all’interno dello stesso Paese.
L’India, del resto, è caratterizzata da una grande diversità linguistica: non esiste un’unica lingua parlata da tutta la popolazione.
Il cibo: una delle prime forme di accoglienza
Se c’è una cosa che abbiamo ritrovato nei nostri viaggi in tutti e tre i Paesi, è il cibo.
Durante le visite alle famiglie dei bambini sostenuti, ci è capitato molto spesso che ci venisse offerto qualcosa da mangiare o da bere.
Naturalmente, quello che trovavamo cambiava da un Paese all’altro, da una regione all’altra e anche in base alle possibilità della famiglia.
In Brasile, per esempio, ci è stato offerto un dolce acquistato al supermercato.
In India, durante una visita, ci è stato offerto un bicchiere di latte appena munto dalla mucca che si trovava fuori casa.
In Angola addirittura una gallina ancora viva.
Situazioni completamente diverse, ma con un elemento comune: il desiderio di accogliere degli ospiti e condividere qualcosa.
Attraverso il cibo abbiamo conosciuto abitudini, ingredienti e preparazioni che spesso non facevano parte della nostra quotidianità.
Ma soprattutto abbiamo avuto occasioni per parlare con le famiglie in un contesto più informale.
Sedersi insieme, accettare qualcosa da bere, fare domande sulle abitudini alimentari: sono gesti semplici che, in alcune situazioni, hanno aiutato a rendere l’incontro più spontaneo.
E non sempre questo succedeva immediatamente.
Perché siete venuti a casa nostra?
Quando visitiamo le famiglie, noi sappiamo perché siamo lì.
Vogliamo conoscere meglio il contesto in cui vivono i bambini sostenuti, ascoltare le loro esperienze e comprendere eventuali necessità.
Ma non è detto che le famiglie interpretino la nostra presenza nello stesso modo.
In alcune occasioni ci siamo accorte che il nostro arrivo suscitava una certa preoccupazione.
Abbiamo scoperto che alcune famiglie temevano che fossimo lì per controllare come crescevano i figli, quasi si trattasse di una verifica istituzionale.
È una situazione comprensibile, soprattutto quando a entrare in casa sono persone straniere che collaborano con un’organizzazione da cui arriva un sostegno economico.
Per questo cerchiamo di prestare attenzione al modo in cui ci presentiamo, alle domande che facciamo e al tempo necessario per instaurare un rapporto di fiducia.
Non vogliamo che una visita venga vissuta come un esame.
Il nostro obiettivo è conoscere, ascoltare e comprendere, non giudicare le scelte quotidiane di una famiglia.
Ed è anche attraverso questi incontri che impariamo a riconoscere situazioni nelle quali serve maggiore sensibilità.
Anche la scuola cambia da un Paese all’altro
Le differenze riguardano naturalmente anche l’organizzazione scolastica.
Un esempio immediato è il calendario.
In Italia siamo abituati a pensare a settembre come al mese del ritorno sui banchi. Ma non funziona così ovunque.
In Angola l’anno scolastico segue da qualche anno un calendario simile al nostro.
In Brasile, dove le stagioni sono invertite rispetto alle nostre, l’anno scolastico comincia generalmente tra gennaio e febbraio e finisce tra fine novembre e inizio dicembre.
In India la situazione è ancora più articolata: i calendari possono variare a seconda dello Stato, del territorio e del sistema scolastico. Inizia circa ad aprile e finisce a marzo.
Questo significa che anche le comunicazioni con i centri, gli aggiornamenti sui bambini e le necessità legate alla scuola seguono tempistiche differenti.
E non cambiano soltanto le date.
Le realtà con cui collaboriamo comprendono scuole, centri doposcuola e strutture residenziali che offrono anche attività extrascolastiche.
Ognuna ha una propria organizzazione, stabilita dalle persone che la gestiscono.
Il nostro compito non è uniformare queste attività, ma comprenderne il funzionamento per poter offrire un sostegno adeguato.
Che cosa hanno in comune, allora?
Angola, India e Brasile sono molto diversi, e sarebbe impossibile raccontare tutte le loro caratteristiche in un solo articolo.
Ma nelle realtà che conosciamo direttamente abbiamo incontrato numerosi elementi comuni.
Abbiamo conosciuto responsabili impegnate nel lavoro educativo quotidiano, famiglie interessate al futuro dei propri figli e bambini che, al di là delle differenze linguistiche e culturali, condividono esperienze comuni alla loro età: la scuola, il gioco, le amicizie e la crescita.
Abbiamo incontrato persone che ci hanno accolto nelle loro case, raccontato le proprie esperienze e permesso di conoscere una parte della loro quotidianità.
E abbiamo imparato che lavorare con realtà così diverse richiede qualcosa che non si può ottenere soltanto scambiando email o leggendo documenti: la conoscenza diretta delle persone.
È anche per questo che i viaggi di monitoraggio sono importanti per il Faggio Vallombrosano.
Non soltanto per verificare come procede il sostegno economico, ma per conoscere meglio le responsabili, le famiglie e i contesti in cui operano i centri.
Perché una collaborazione a distanza funziona meglio quando sappiamo con chi stiamo parlando, comprendiamo le differenze e impariamo a tenerne conto.
E dopo tanti anni di collaborazione con Angola, India e Brasile, continuiamo a scoprire qualcosa di nuovo.
Non vediamo l’ora di vivere il prossimo viaggio di monitoraggio. Se vuoi partecipare scrivici!
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