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Quando raccontiamo il sostegno a distanza, c’è un rischio di cui cerchiamo di ricordarci sempre. Guardare una fotografia e vedere prima di tutto ciò che manca.

Una famiglia in difficoltà. Una retta scolastica difficile da sostenere. Una casa difficile da chiamare casa. Poche possibilità economiche. La necessità di ricevere un aiuto.

Sono situazioni reali e non avrebbe senso nasconderle. Ma c’è una cosa altrettanto reale che rischiamo di dimenticare: un bambino non è il suo bisogno.

Non è “un bambino povero”. 
Non è “un bambino da aiutare”.
E soprattutto non è la fotografia che utilizziamo per raccontare un progetto.

È una persona che sta crescendo.

Dietro una fotografia c’è molto di più

Durante i nostri viaggi nei centri che sosteniamo incontriamo bambini e ragazzi molto diversi tra loro.

C’è chi corre appena vede una macchina fotografica e chi si nasconde.

Chi vuole raccontare qualcosa e chi non ha nessuna intenzione di parlare con noi.

Chi ama studiare, chi preferirebbe giocare, chi ha già un’idea precisa di cosa vorrebbe fare da grande e chi, semplicemente, ancora non lo sa.

Esattamente come qualsiasi altro bambino.

Eppure, quando raccontiamo queste storie a migliaia di chilometri di distanza, tutto questo rischia di scomparire.

Rimane il bisogno.

Perché è più semplice da spiegare. E probabilmente è anche più semplice dire:

“Questo bambino ha bisogno del tuo aiuto.”

Ma noi vogliamo provare a raccontare qualcosa di più.

foto di gruppo a casa di harshita

La povertà è una condizione, non un’identità

Le difficoltà economiche possono avere conseguenze enormi sulla vita di un bambino.

Possono significare non avere il materiale necessario per frequentare la scuola, dover interrompere gli studi, avere meno possibilità di accedere alle cure o vivere in un contesto in cui le opportunità sono molto limitate.

Non vogliamo minimizzare niente di tutto questo.

Ma essere in una situazione di povertà non racconta chi è una persona.

Non racconta ciò che le piace.

Non racconta il suo carattere.

Non racconta le sue amicizie, quello che la fa ridere, quello che la fa arrabbiare o ciò in cui è particolarmente brava.

E non racconta nemmeno quello che diventerà.

Quando riduciamo una persona esclusivamente alla sua difficoltà, anche con le migliori intenzioni, rischiamo di raccontarne soltanto una piccolissima parte.

Per questo non vogliamo mostrarvi soltanto ciò che manca

Quando comunichiamo il lavoro del Faggio Vallombrosano, potremmo concentrarci esclusivamente sulle immagini più difficili.

Potremmo mostrarvi soltanto ciò che non c’è.

Ma se lo facessimo, vi racconteremmo una realtà incompleta.

Nei nostri centri vediamo anche bambini che giocano, adolescenti che scherzano tra loro, ragazzi che studiano, partite improvvisate, feste, balli, amicizie, giornate normali.

Vediamo difficoltà e possibilità convivere continuamente.

Raccontare anche la normalità non significa nascondere i problemi. Significa restituire alle persone qualcosa che appartiene loro: la complessità.

Un bambino può vivere in una situazione estremamente difficile e ridere fino alle lacrime cinque minuti dopo.

Una cosa non cancella l’altra.

Anche le parole con cui raccontiamo l’aiuto sono importanti

C’è un’altra espressione che utilizziamo con molta cautela: “cambiare la vita di un bambino”.

È una frase potente.

Ma nessuna donazione può promettere qualcosa del genere.

Con il sostegno a distanza possiamo contribuire a garantire istruzione, alimentazione, assistenza e un ambiente in cui crescere con maggiori opportunità.

Possiamo togliere alcuni ostacoli.

Possiamo accompagnare un percorso.

Possiamo rendere possibili cose che, senza determinate risorse, sarebbero molto più difficili.

Ma non possiamo sapere quale sarà la vita di quel bambino.

E soprattutto non vogliamo raccontare il sostenitore come il protagonista della sua storia.

Il protagonista rimane lui.

Allora cosa significa sostenere un bambino a distanza?

Forse significa qualcosa di meno spettacolare, ma molto più concreto.

Significa esserci. Con continuità.

Il sostegno a distanza del Faggio Vallombrosano permette ai nostri centri di avere risorse con cui accompagnare i bambini nel loro percorso, rispondendo alle necessità legate alla scuola, all’alimentazione, alla salute e alla crescita.

Non consegniamo semplicemente una somma di denaro a una famiglia.

Lavoriamo con responsabili locali che conoscono i bambini, le loro famiglie e le comunità in cui vivono. Sono loro a seguirli ogni giorno. E questo per noi è fondamentale. Perché sostenere qualcuno non dovrebbe significare decidere al suo posto.

Non cerchiamo bambini da salvare

Cerchiamo persone disposte ad accompagnarli.

Questa differenza può sembrare soltanto linguistica. Per noi non lo è. Un bambino non deve sentirsi in debito perché qualcuno ha scelto di sostenerlo. Non deve diventare la prova vivente che una donazione “ha funzionato”. E non deve realizzare un determinato futuro per rendere quell’aiuto degno di essere stato dato.

Può crescere.

Può cambiare idea.

Può avere difficoltà.

Può sbagliare.

Può scegliere una strada diversa da quella che gli adulti avevano immaginato per lui.

Il sostegno serve a creare opportunità. Quello che farà di quelle opportunità appartiene a lui.

Vuoi iniziare un sostegno a distanza?

Se sei arrivato fin qui perché stai pensando di sostenere un bambino a distanza, c’è una cosa che vorremmo chiederti prima di farlo.

Non scegliere il sostegno a distanza perché vuoi salvare qualcuno. Sceglilo se vuoi contribuire, insieme a tante altre persone, a creare le condizioni perché un bambino possa studiare, crescere ed avere maggiori opportunità.

Il contributo per il sostegno a distanza con il Faggio Vallombrosano è di 26 euro al mese.

Dietro quella cifra non c’è la promessa di cambiare una vita. C’è qualcosa di molto più concreto: l’impegno a esserci nel tempo. E forse è proprio questo il valore più grande del sostegno a distanza.

Non guardare un bambino pensando: “Io posso salvarti.”

Ma potergli dire: “Questa è la tua storia. Io posso aiutarti ad avere qualche opportunità in più per scriverla.”

👉 Inizia un nuovo sostegno a distanza con il Faggio Vallombrosano.

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