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Cosa c’entrano il cambiamento climatico, i vestiti sporchi e l’abbandono scolastico? Molto più di quanto immaginiamo. Ce lo ha raccontato la responsabile del centro di Calomboloca, in Angola, durante una delle nostre ultime videochiamate.

C’è una cosa a cui probabilmente non penseresti mai, parlando di siccità.
Un bambino che non vuole andare a scuola perché si vergogna dei propri vestiti.

Non perché non abbia voglia di studiare. Non perché non gli piaccia stare con i compagni. Ma perché non ha acqua per lavare i vestiti e non vuole presentarsi in classe così sporco.

È una delle cose che ci ha raccontato la responsabile del centro di Calomboloca, in Angola, durante una delle videochiamate che stiamo facendo in questi giorni con i centri che sosteniamo.

E ci ha fatto riflettere su quanto tutto, davvero tutto, sia collegato.

Da più di un anno senza pioggia

A Calomboloca, ci ha raccontato, non piove da più di un anno. Prova a immaginarlo.

Un anno intero senza la pioggia necessaria a coltivare la terra. Senza acqua sufficiente per le necessità più semplici. Senza sapere quando la situazione potrà cambiare.

Per la popolazione di Calomboloca, questo significa molto più che convivere con un clima particolarmente secco.

Significa non poter contare sulla propria principale fonte di sostentamento: l’agricoltura.

La quasi totalità delle famiglie vive del lavoro nei campi. Coltiva per mangiare e, quando possibile, vende parte del raccolto per acquistare ciò di cui ha bisogno.

Ma senza pioggia non si può seminare. E senza semina non c’è raccolto.

Quest’anno, ci ha spiegato la responsabile, l’unica coltivazione che è riuscita a resistere è stata la manioca.

E quando la manioca diventa praticamente l’unico alimento disponibile, non stiamo più parlando semplicemente di un raccolto andato male.

Stiamo parlando di famiglie che rischiano di non avere abbastanza da mangiare e che, non potendo vendere i prodotti della terra, non hanno nemmeno il denaro necessario per acquistare altro cibo.

È un circolo difficile da interrompere. Eppure, la mancanza di cibo non è l’unica conseguenza della siccità.

foto di gruppo a casa di harshita

«I bambini si vergognano di andare a scuola con i vestiti sporchi»

Questa è stata forse la parte della videochiamata che ci ha colpito di più. La responsabile ci ha raccontato che alcuni bambini si vergognano di presentarsi a scuola perché non hanno acqua per lavare i propri vestiti. Fermiamoci un momento su questa cosa.

Noi siamo abituati a pensare che, per frequentare la scuola, servano un edificio, degli insegnanti, dei libri e dei quaderni. E certamente servono.

Ma chi avrebbe pensato che anche la possibilità di lavare una maglietta potesse fare la differenza tra andare a scuola e restare a casa?

Un bambino può desiderare di imparare, di stare con i propri amici, di partecipare alle lezioni. Eppure può sentirsi talmente a disagio per il proprio aspetto da preferire non andarci. Perché a scuola non si va soltanto per studiare.

Ci si incontra. Ci si confronta. Si cresce insieme agli altri. Si cerca il proprio posto nel gruppo.

E la vergogna, soprattutto quando si è piccoli, può diventare un ostacolo enorme.

È difficile immaginare quanto possa pesare, finché qualcuno non ce lo racconta.

A Calomboloca andare a scuola era già complicato

La cosa che rende questa situazione ancora più preoccupante è che, a Calomboloca, l’accesso all’istruzione presenta già diverse difficoltà.

Gli insegnanti arrivano da Luanda, che dista più o meno due ore, e non sempre riescono a raggiungere la scuola. Le lezioni, quindi, possono saltare frequentemente.

Questo significa che molti bambini non riescono ad avere una continuità scolastica adeguata e accumulano lacune importanti.

Ci sono ragazzi che, pur essendo ormai grandi, hanno ancora difficoltà a leggere e scrivere.

E adesso aggiungiamo un altro ostacolo. La mancanza d’acqua.

Non solo quella necessaria per bere o cucinare, ma anche quella che permette a un bambino di sentirsi pulito, a proprio agio e pronto per affrontare una giornata insieme ai compagni.

Ogni difficoltà si aggiunge alle altre. E ciò che per noi potrebbe sembrare un dettaglio diventa un motivo in più per perdere giorni di scuola.

Cosa c’entra tutto questo con il cambiamento climatico?

Quando sentiamo parlare di cambiamento climatico, pensiamo spesso all’aumento delle temperature, allo scioglimento dei ghiacciai, alle alluvioni o ai lunghi periodi di siccità.

Sono immagini che conosciamo bene. Ma molto più raramente pensiamo a ciò che accade dopo.

A un campo che non produce raccolti.

A una famiglia che non può vendere ciò che coltiva.

A una ragazza che non ha acqua per gestire le mestruazioni.

A un bambino che non vuole andare a scuola perché si vergogna dei vestiti che indossa.

Non possiamo attribuire automaticamente ogni singolo periodo di siccità al cambiamento climatico. Ma sappiamo che i cambiamenti del clima possono aggravare le condizioni di siccità e rendere ancora più vulnerabili le comunità che dipendono dalle piogge per vivere. Ed è proprio questo il punto.

Le conseguenze del cambiamento climatico non sono soltanto ambientali. Sono economiche, sociali, sanitarie ed educative.

Una crisi che comincia con la mancanza di pioggia può arrivare fino ai banchi di scuola.

E spesso a pagarne il prezzo più alto sono le persone che hanno meno strumenti per affrontarla.

Siamo tutti molto più collegati di quanto pensiamo

Durante le videochiamate con i nostri centri ci capita spesso di scoprire aspetti della quotidianità a cui non avevamo mai pensato.
È uno dei motivi per cui questi incontri sono così importanti.

Ci permettono di andare oltre le fotografie, oltre i numeri e oltre le idee che ci siamo fatti su come si vive in un determinato luogo.
Ci permettono di ascoltare chi quella realtà la conosce e la vive ogni giorno.

E ogni tanto arriva una frase che cambia completamente il nostro modo di guardare le cose. Come quella sui bambini che si vergognano di andare a scuola.
Ci ha ricordato che non esistono problemi completamente isolati.

L’acqua è collegata al cibo. Il cibo al lavoro. Il lavoro alla possibilità di acquistare ciò che serve. L’igiene alla salute e al benessere. E tutto questo, in modi che spesso non immaginiamo, anche all’istruzione.

Una sola difficoltà può avere conseguenze su moltissimi aspetti della vita.
E allora forse, la prossima volta che apriremo un rubinetto, ci fermeremo un secondo in più. Non per sentirci in colpa per ciò che abbiamo.
Ma per ricordarci che ciò che consideriamo normale, altrove può fare la differenza tra poter affrontare serenamente una giornata e dover rinunciare persino ad andare a scuola.

Perché continuiamo a sostenere i centri

Al Faggio Vallombrosano crediamo nell’importanza di ascoltare le necessità dei centri con cui collaboriamo, sostenere il loro lavoro e mantenere un rapporto costante con le persone che li gestiscono.

Non siamo noi, dall’Italia, a conoscere meglio di chi vive a Calomboloca ciò di cui la comunità ha bisogno.

Il nostro compito è ascoltare, accompagnare e contribuire, attraverso il sostegno a distanza e le donazioni, alle attività dei centri.

Perché sostenere l’istruzione di un bambino non significa soltanto aiutarlo ad avere un quaderno o un banco. Significa anche comprendere tutti quegli ostacoli, visibili e invisibili, che possono impedirgli di sedersi a quel banco.
E alcuni di questi ostacoli cominciano molto lontano dalla scuola.
A volte, cominciano con una pioggia che non arriva.


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